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Gianfranco ComaschiAcqui Terme. A più di sei mesi dall’inserimento (avvenuto a giugno) dei paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato nel patrimonio Unesco, il progetto per il rilancio del territorio prosegue, sotto l’egida dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, costituita nel Gennaio 2011 dai soci fondatori Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Provincia di Asti e Provincia di Cuneo con lo scopo di coordinare tutte le attività di governance, dalla promozione della candidatura alla pianificazione integrata dei progetti che riguardano il sito.

L’Associazione si riunisce periodicamente attraverso il suo Consiglio di Amministrazione, formato da quattro membri: il Presidente Gianfranco Comaschi (Provincia di Alessandria), il Vice-Presidente Annalisa Conti (Provincia di Asti), il Consigliere di Amministrazione Giuseppe Rossetto (Provincia di Cuneo) e un rappresentante della Regione Piemonte nominato dalla Giunta Regionale. Direttore-site manager dell'Associazione è Roberto Cerrato.

Proprio il Presidente Comaschi è la persona più adatta per discutere dei possibili scenari che si stanno delineando, in termini di opportunità e di opzioni, per il nostro territorio.

«Il progetto, ovviamente, procede. Già dallo scorso giugno le iniziative legate al nostro sito Unesco si stanno susseguendo con una certa vivacità, e aggiungo, col sostegno delle istituzioni».

Quali scenari le sembra di intravedere?

«Tanto per cominciare, per il modo stesso in cui l’area è stata individuata e delimitata, la discriminante sarà creare iniziative che permettano di creare un asse fra Acqui e l’Acquese e la core-zone di Nizza-Canelli. Lo stesso andrà fatto con Casale e con l’area del Monferrato.

Posso dire che al momento stiamo ragionando per realizzare un collegamento giornaliero con l’Expo di Milano, che potrebbe permettere un buon incremento dei flussi turistici. Purtroppo ci sono problemi con Trenitalia, che non sembra intenzionata a farsi carico del collegamento. Ma stiamo studiando delle alternative».

Di solito però la vera differenza è legata alla consapevolezza e alla collaborazione da parte del territorio.

«Molto è stato fatto, e molto resta da fare. A livello istituzionale, mi sembra che questo sia stato adeguatamente compreso. I sindaci dei paesi sono molto ben disposti. Bisogna raggiungere il più possibile la popolazione, e questo si può realizzare grazie anche a degli eventi ad hoc».

C’è già qualcosa allo studio?

«Ci sono diversi progetti. Il primo, è un evento che ci piacerebbe realizzare già nel mese di febbraio, per tenere alta l’attenzione del territorio. L’ipotesi è quella di un evento che abbia la comunicazione come filo conduttore. Parliamo di comunicazione nel senso più ampio del termine, ovvero, sia di informazione che di diffusione. È importantissimo diffondere la consapevolezza di quanto il progetto Unesco può dare in ambito locale. Per questo, e lo si vedrà nell’ambito dell’evento, pensiamo di utilizzare sia i mezzi di comunicazione diciamo “tradizionali”, che i “new media”, come Facebook o Twitter.

Un altro evento, che si svolgerà più avanti, e che sarà articolato in più tappe, e forse suddiviso in più giornate, avrà come filo conduttore le Cantine Sociali. Abbiamo pensato a questi soggetti perché oltre a essere parte integrante di una filiera, quella vitivinicola, che rappresenta un’eccellenza del territorio e che con i suoi paesaggi costituisce di fatto la ragione primaria dell’inserimento dei nostri territori nel patrimonio dell’umanità, rappresentano anche, con la loro esperienza di cooperazione nella produzione dei vini, una peculiarità qualificante per il nostro territorio».

Non mancheranno iniziative culturali di spessore, visto che, assicura Comaschi, «è già in fase di realizzazione la pubblicazione degli atti relativi ai convegni di Roccagrimalda e Prasco, entrambi molto interessanti».

Comaschi individua anche alcune priorità per l’immediato futuro. «Da un lato diventerà sempre più importante ottenere un crescente coinvolgimento delle aziende del territorio. Dall’altro, per arrivare a questo risultato, sarà fondamentale rendere partecipe della rete di iniziative tutto il nostro territorio, magari anche appoggiandoci a strutture già esistenti: penso alla rete delle enoteche regionali, e ad un ripensamento dell’esperimento delle Strade del Vino, che potrebbe essere rilanciato. Anche la rete dei Castelli potrà essere una risorsa importante per creare un progetto di sviluppo che possa legare il nostro territorio e le core-zone più vicine. Diciamo che le idee non mancano: a fare la differenza sarà il modo in cui riusciremo a svilupparle». M.Pr